Scoprire la Riviera
Aprile 11, 2026
C’è un momento preciso in cui una strada smette di essere solo una strada e diventa memoria. Succede quando pedali sulla pista ciclabile Diano Marina–Andora, un percorso che per 144 anni ha sentito il peso dei treni, il fischio delle locomotive e il rumore metallico dei binari.
Oggi quel tracciato è diventato una nuova pista ciclopedonale sul mare, completamente pianeggiante, che collega Diano Marina ad Andora seguendo l’ex ferrovia costiera dismessa nel 2016. Un percorso facile, panoramico e accessibile a tutti, nel cuore del Golfo Dianese.
Ma c’è di più. Questo tratto non è isolato: è parte di un progetto più ampio che collegherà progressivamente tutta la Riviera di Ponente, permettendo di pedalare senza traffico da Imperia fino ad Andora.
Il tratto tra Diano Marina e Andora misura circa 10 km e attraversa borghi, promontori e angoli di costa che spesso sfuggono a chi viaggia in auto.
Quello che stai per leggere non è solo una guida alla ciclabile Diano Marina Andora: è un racconto tratto per tratto di questo percorso, con tutto quello che c’è da sapere prima di partire.
Lunghezza: circa 10 km Percorso: da Diano Marina ad Andora Fondo: asfaltato e regolare Dislivello: quasi nullo Difficoltà: facile Adatta a: famiglie, bici da città, e-bike, passeggiate Tempo medio:
Punti principali lungo il percorso:
Collegamenti:
Accesso diretto: La ciclabile passa a circa 650 metri dall’Agriturismo Le Girandole, facilmente raggiungibile senza auto sia dall’agriturismo che dai centri abitati.
Ciclabile Diano Marina
La pista ciclabile Diano Marina–Andora si sviluppa lungo la costa del Ponente ligure, nel tratto compreso tra il Golfo Dianese e il confine con Andora, seguendo fedelmente il sedime della vecchia ferrovia costiera dismessa nel 2016. È proprio questo il suo punto di forza: un percorso lineare, pianeggiante e sempre vicino al mare, che attraversa alcuni dei centri più caratteristici della zona.
Il tracciato collega direttamente Diano Marina, San Bartolomeo al Mare, Cervo e Andora, creando un itinerario continuo tra borghi, scorci panoramici e tratti di costa spesso invisibili dalla strada principale. Si tratta di circa 10 km completamente ciclopedonali, senza traffico automobilistico, ideali sia per chi pedala sia per chi preferisce camminare.
Il punto di partenza, per chi arriva da ovest, si trova in corrispondenza di Capo Berta, dove la ciclabile si collega (o si collegherà in modo continuo) al progetto dell’Incompiuta, il tratto in fase di sviluppo che unirà Diano Marina a Imperia. Questo segmento, finanziato con fondi PNRR e con apertura prevista per il 22 giugno 2026, rappresenta un passaggio strategico per creare un collegamento senza interruzioni lungo tutta la Riviera.
Per approfondire questo tratto puoi leggere anche l’articolo dedicato a l’Incompiuta di Diano Marina.

Una volta completato, il collegamento permetterà di proseguire verso ovest lungo la già esistente rete ciclopedonale della Riviera dei Fiori, che da Imperia arriva fino a Ospedaletti. Qui trovi i percorsi già attivi:
Verso est, invece, il percorso arriva fino ad Andora, completando un tratto continuo che per la prima volta consente di muoversi lungo questa parte di costa senza mai condividere la strada con le auto.
In altre parole, la ciclabile tra Diano Marina e Andora non è solo un percorso locale: è un nodo centrale di una rete più ampia che, una volta ultimata, collegherà gran parte della Riviera ligure occidentale in modo sostenibile e accessibile.
Per chi soggiorna in zona, c’è anche un vantaggio pratico non da poco: il tracciato passa a poche centinaia di metri dall’Agriturismo Le Girandole, in particolare nel tratto di Borgo Paradiso e Via Saponiera. Una posizione ideale per accedere direttamente alla pista senza usare l’auto e partire in tutta comodità. Per gli ospiti della struttura è inoltre disponibile il noleggio gratuito delle biciclette, perfetto per esplorare questo tratto di costa in modo semplice e immediato. Scopri i nostri appartamenti per vacanze a Diano Marina.
Dall'Agriturismo Le Girandole alla ciclabile di Diano Marina
La pista ciclabile Diano Marina–Andora è lunga circa 10 km e segue il tracciato della vecchia ferrovia costiera. Questo significa che il percorso è completamente pianeggiante e lineare, senza salite né tratti impegnativi.
Il dislivello è praticamente nullo, perché le ferrovie ottocentesche venivano progettate per evitare pendenze. Oggi questa caratteristica rende la ciclabile accessibile a chiunque, anche senza allenamento.
La difficoltà è facile. È adatta a:
Il fondo è asfaltato e regolare lungo tutto il tracciato, pensato per un utilizzo ciclopedonale. Si pedala sempre in sicurezza, senza traffico automobilistico diretto, con solo alcuni attraversamenti della viabilità locale.
Il percorso collega Diano Marina ad Andora passando per San Bartolomeo al Mare e Cervo, sempre vicino al mare e senza interruzioni complesse. L’orientamento è immediato: si tratta di una linea continua che segue la costa.
I tempi di percorrenza sono indicativi:
È il tipo di percorso che non richiede preparazione: si parte e si pedala, senza pensieri.

Per capire davvero la pista ciclabile Diano Marina–Andora, bisogna partire da qui: dalla ferrovia che per oltre un secolo ha attraversato questo stesso tracciato.
Era il 1872 quando venne completata la linea ferroviaria costiera Genova–Ventimiglia in questo tratto. Un evento che cambiò radicalmente il destino dei borghi del Golfo Dianese. Prima del treno, Diano Marina era raggiungibile quasi solo via mare o lungo la tortuosa Via Aurelia; Cervo, pur già affascinante, restava isolata; San Bartolomeo e Andora erano realtà locali, poco collegate e lontane dai flussi turistici.
Con l’arrivo della ferrovia, tutto cambiò in pochi anni. I viaggiatori provenienti da Torino e Genova iniziarono a raggiungere facilmente la Riviera, nacquero le prime strutture ricettive, le ville affacciate sul mare, i giardini. Il turismo, di fatto, prese forma proprio grazie a quel binario.
Il tracciato ferroviario correva a pochi metri dal mare, stretto tra la costa e le colline, con un andamento sinuoso ma sempre regolare. Era una linea a binario unico, con passaggi a livello, piccole stazioni e brevi gallerie nei tratti più complessi. Per 144 anni, fino al novembre 2016, questo percorso ha scandito la vita quotidiana dei paesi attraversati: il passaggio dei treni era un riferimento costante, quasi un orologio condiviso.
Poi arrivò il cambiamento. Con l’attivazione del nuovo tracciato ferroviario più interno e veloce, la vecchia linea costiera venne dismessa. I binari furono progressivamente abbandonati e, per un periodo, quel corridoio tra mare e borghi rimase sospeso, senza una funzione precisa.
È proprio da qui che nasce l’idea della ciclabile. Il recupero del sedime ferroviario ha permesso di trasformare un’infrastruttura dismessa in un percorso completamente nuovo, accessibile e sostenibile. Oggi la pista ciclopedonale ricalca fedelmente quel tracciato: stessa linea, stessa posizione, ma con un ritmo diverso — lento, silenzioso, aperto a chi cammina e a chi pedala.
Pedalare qui significa attraversare più livelli di storia nello stesso momento: sotto le ruote c’è l’antico percorso ferroviario, e ancora più sotto le tracce della Via Julia Augusta, la strada romana che già collegava questi territori oltre duemila anni fa.

Il percorso della pista ciclabile Diano Marina–Andora segue l’ex tracciato ferroviario costiero e attraversa alcuni dei punti più interessanti del Golfo Dianese. È un itinerario lineare, ma tutt’altro che monotono: ogni tratto ha caratteristiche diverse, tra borghi, promontori e scorci sul mare.
Per orientarsi meglio, lo ripercorriamo passo dopo passo, da ovest verso est, partendo da Capo Berta fino ad arrivare ad Andora.
Prima di entrare nel vivo del percorso, vale la pena capire da dove si parte. E in questo caso, il punto di partenza è già di per sé una storia.
Capo Berta è il promontorio che separa il Golfo Dianese dal territorio di Imperia: un’altura rocciosa che scende quasi a picco sul mare e che per secoli ha rappresentato uno degli ostacoli geografici più significativi di questo tratto di costa. Prima dell’arrivo della ferrovia, la Via Aurelia lo aggirava con un tracciato tortuoso e faticoso.
Con la costruzione della linea ferroviaria nel 1872, il promontorio venne attraversato in galleria. Fu uno dei primi interventi di questo tipo lungo la tratta, realizzato grazie al lavoro durissimo dei pontieri, minatori specializzati che avanzavano nella roccia calcarea di pochi centimetri al giorno, utilizzando mazzette, scalpelli e mine a polvere nera. Di quei lavori restano anche storie meno visibili: incidenti, operai feriti, nomi che non compaiono nei documenti ufficiali ma che fanno ancora parte della memoria locale.
Oggi questo punto segna anche il collegamento con un progetto più recente. Sul versante ovest, verso Imperia, è in costruzione la pista ciclopedonale sull’Incompiuta, il tratto lungo la strada a mare tra Diano Marina e Imperia. I lavori sono iniziati a settembre 2024, con un finanziamento di 1,3 milioni di euro del PNRR e un’apertura prevista per il 22 giugno 2026. Sul versante opposto, verso Diano Marina, inizia invece il percorso già percorribile.
La galleria di Capo Berta, con la sua roccia e il suo buio centenario, rappresenta ancora oggi un punto di passaggio simbolico: da un lato la Riviera di Ponente già collegata da una rete ciclabile continua, dall’altro il Golfo Dianese che si apre verso est.
Il tratto ciclopedonale parte proprio dall’imbocco dell’ex galleria di Capo Berta, attualmente chiusa. Su questo segmento esiste anche un progetto per la realizzazione di una metropolitana leggera che dovrebbe collegare Diano Marina con Imperia.
Uscendo dalla zona di Capo Berta verso est, la pista ciclabile entra nel quartiere di Sant’Anna, l’estremo occidentale di Diano Marina. È il punto in cui la città inizia davvero e la roccia lascia spazio alle prime case.
Sant’Anna ha sempre avuto una doppia anima: da un lato è legata alla Diano Marina più marinara, dall’altro guarda verso l’entroterra agricolo. Gli uliveti si mescolano alle abitazioni e il paesaggio mantiene ancora oggi un carattere semi-rurale, molto diverso dai tratti più urbanizzati del centro.
Il quartiere prende il nome dalla chiesa di Sant’Anna, dedicata alla madre della Vergine Maria. La sua festa, il 26 luglio, è ancora uno degli appuntamenti più sentiti dalla comunità locale. Sant’Anna è tradizionalmente la santa delle madri, delle nonne e delle donne in attesa: una devozione semplice e profonda, legata alla vita quotidiana più che ai grandi riti ufficiali.
Per chi percorre la ciclabile nelle prime ore del giorno, questo è anche uno dei punti più suggestivi. La luce del mattino arriva da levante, si riflette sul mare e illumina le case con una qualità particolare, quasi pittorica. È la stessa luce che i pittori dell’Ottocento cercavano lungo la Riviera.
In epoca ferroviaria, questo tratto rappresentava l’ultima pianura prima di affrontare la zona più rocciosa di Capo Berta. I treni provenienti da Andora e Cervo rallentavano qui, entrando in curva in vista della stazione di Diano Marina. Chi viaggiava sul lato mare aveva in questo punto uno degli ultimi scorci aperti sul Golfo prima dell’arrivo.

Proseguendo verso est, la pista ciclabile attraversa Via Villebone, una zona che racconta molto bene l’evoluzione urbana di Diano Marina. Il nome stesso ha un significato preciso: le “ville bone”, cioè le residenze di pregio costruite tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, quando la città iniziò ad espandersi seguendo il tracciato della ferrovia.
In questo tratto, il binario non era solo un’infrastruttura di trasporto, ma un vero e proprio confine urbano. Da una parte, verso il mare, la Diano Marina storica: il centro, il lungomare, la piazza e le case dei pescatori. Dall’altra, verso l’interno, le ville con giardino e le nuove costruzioni legate allo sviluppo del turismo balneare. La ferrovia separava questi due mondi in modo netto, e ogni passaggio a livello rappresentava un punto di passaggio tra epoche e stili di vita diversi.
C’è poi un aspetto meno visibile, ma molto presente nei ricordi di chi ha vissuto qui: il ritmo dei treni. Non era un rumore continuo e invasivo, ma un susseguirsi regolare di passaggi. I treni arrivavano, attraversavano il quartiere e poi sparivano, lasciando di nuovo spazio al silenzio.
Per gli abitanti era diventato un riferimento quotidiano. I bambini sapevano che il treno delle 8 segnava l’ora di andare a scuola, mentre nelle case il passaggio di quello delle 13 era il momento giusto per mettere l’acqua sul fuoco. Un ritmo condiviso, semplice, che scandiva la giornata senza bisogno di orologi.
Con la dismissione della linea ferroviaria nel novembre 2016, quel suono si è fermato. Oggi la ciclabile ha portato un ritmo diverso: più lento, più silenzioso e legato alle persone che lo attraversano. Un cambiamento evidente, che ha trasformato completamente il modo di vivere questo tratto della città.

Continuando verso est, la pista ciclabile raggiunge uno dei luoghi più simbolici dell’intero percorso: la vecchia stazione di Diano Marina, inaugurata nel 1872 e rimasta in funzione per 144 anni.
Per chi arrivava dal nord, questo era il primo vero contatto con la Riviera. Scendere dal treno significava ritrovarsi in una piccola piazza, respirare l’aria salata del Golfo, vedere le palme, i fiori e quella luce che non esiste nelle città dell’entroterra. Era il momento in cui le vacanze iniziavano davvero.
Oggi la prospettiva è diversa. Percorrendo la ciclabile da Diano verso Andora, la stazione segna il passaggio tra il centro della città e la parte più aperta del percorso. Qui il tracciato si allarga, le case si diradano e il mare torna protagonista.
A pochi passi dalla stazione si trovava — e in parte si riconosce ancora — Villa Scarsella, una delle residenze storiche nate proprio grazie alla ferrovia. Nella Riviera di fine Ottocento era comune costruire le ville il più vicino possibile alle stazioni, per rendere più comodo l’arrivo dei proprietari e degli ospiti. Villa Scarsella si inserisce in questo contesto: una dimora probabilmente in stile eclettico o liberty, con giardino, veranda e dettagli decorativi tipici dell’epoca.
Questo tratto racconta molto bene come la ferrovia abbia trasformato Diano Marina in una destinazione turistica, portando viaggiatori, costruzioni e nuove abitudini. Se vuoi approfondire la storia e l’evoluzione del paese, puoi leggere anche l’articolo dedicato a Diano Marina e al Golfo Dianese.
Chi ha fotografie d’epoca della stazione o di Villa Scarsella conserva oggi una testimonianza preziosa di questo passaggio: un frammento di quella Riviera che il treno aveva reso accessibile e che la ciclabile, in un certo senso, sta riportando alla luce.
Ciclabile Diano Marina ex stazione dei treni
La pista ciclabile attraversa poi il cuore di Diano Marina. Per oltre un secolo, la ferrovia è passata esattamente qui, dentro la città e non ai suoi margini. I treni facevano parte della vita quotidiana: non erano solo un mezzo di trasporto, ma una presenza costante, familiare, quasi un vicino di casa.
In questo tratto si nasconde uno degli aspetti più interessanti e meno conosciuti del percorso. Poco distante dall’attuale campo sportivo comunale, durante alcuni lavori di scavo sono emersi resti attribuiti a strutture di epoca romana, probabilmente una villa rustica o insediamenti legati alla presenza stabile sul territorio.
Non è una scoperta casuale. Questa fascia pianeggiante ai piedi della collina di Diano, protetta dai venti del nord, ben esposta al sole e vicina al mare, era già in epoca romana un luogo ideale per vivere e costruire. Ci troviamo lungo il tracciato della Via Julia Augusta, la strada voluta dall’imperatore Augusto tra il 13 e il 12 a.C. come variante costiera della Via Aurelia.
Nel corso degli scavi sono stati individuati frammenti di ceramica a vernice nera e ceramica sigillata, elementi di copertura in terracotta come tegulae e imbrices, oltre a resti di intonaci dipinti e tracce di strutture murarie. Segni concreti di una presenza che risale a oltre duemila anni fa.
Pedalare qui significa attraversare più livelli di storia nello stesso momento: sotto l’asfalto della ciclabile si sovrappongono il tracciato ferroviario e, ancora più in profondità, quello romano. Se vuoi approfondire questo aspetto, puoi leggere anche gli articoli dedicati al Lucus Bormani e al Museo Civico di Diano Marina.
Ciclabile Diano Marina centro città
Questo è uno dei tratti più rappresentativi del percorso, anche per la sua posizione: si trova a circa 650 metri dall’Agriturismo Le Girandole ed è tra i più facili da raggiungere senza utilizzare l’auto.
Borgo Paradiso non è un nome recente o costruito a tavolino. Compare già nelle mappe catastali ottocentesche del Comune di Diano Marina e racconta bene l’identità di questa zona. Il “paradiso” a cui si fa riferimento non è qualcosa di astratto, ma un luogo reale: un clima mite, una vegetazione rigogliosa, una luce particolare che colpiva chi arrivava qui dal nord.
Alla fine dell’Ottocento, i primi villeggianti borghesi che scendevano dal treno proveniente da Genova o Torino si trovavano davanti a un paesaggio completamente diverso da quello di partenza. Giardini, palme, aranceti e ville immerse nel verde: una trasformazione resa possibile proprio dalla ferrovia, che non portava solo merci e pescatori, ma anche nuovi modelli di vita e di abitare.

Via Saponiera, poco più avanti, racconta invece una storia diversa, legata all’economia locale. In Liguria, la produzione di olio d’oliva era spesso collegata a quella del sapone: gli oli di qualità inferiore e i residui della lavorazione venivano utilizzati nelle saponerie artigianali.
Il nome della via indica con ogni probabilità la presenza, in passato, di una di queste attività proprio in questa zona. Non si trattava di realtà marginali: il sapone prodotto con olio ligure, con tecniche simili a quelle del savon de Marseille, era un prodotto diffuso e richiesto, destinato anche ai mercati di Genova e della Costa Azzurra.
In questo tratto della ciclabile si concentrava quindi una vera filiera: gli ulivi sui terrazzamenti, i frantoi per la produzione dell’olio, le saponerie che ne trasformavano gli scarti e la ferrovia che collegava tutto ai principali centri di scambio.
Oggi resta meno visibile, ma qualcosa si percepisce ancora. Pedalando qui, soprattutto nelle giornate più calde, può capitare di avvertire nell’aria un profumo difficile da definire: leggermente oleoso, con una nota floreale. È uno di quei dettagli che aiutano a leggere il paesaggio in modo diverso.
Ciclabile Diano Marina Vecchia Stazione Via Saponiera
Se c’è un punto lungo la pista ciclabile Diano Marina–Andora in cui la storia si concentra davvero, è questo: il colle della Madonna della Rovere, uno dei luoghi più importanti e simbolici di tutto il Golfo Dianese.
Il santuario, situato nel territorio di San Bartolomeo al Mare, è il più antico e venerato della zona. Il vecchio tracciato ferroviario gli passava accanto senza mai interrompere il legame con il territorio, accompagnandolo per oltre un secolo.
Le prime testimonianze documentate di una cappella dedicata alla Vergine risalgono al XIV–XV secolo, ma la tradizione orale fa pensare a origini ancora più antiche. Secondo la leggenda, un’immagine sacra della Madonna fu ritrovata ai piedi di una rovere, la quercia che ha dato il nome al santuario.

La scelta di questo albero non è casuale. Nella tradizione ligure, la rovere è simbolo di forza e resistenza: un albero robusto, capace di sopravvivere nel tempo e alle condizioni più difficili. In una costa esposta per secoli alle incursioni dei pirati barbareschi, tra il XVI e il XVIII secolo, l’immagine di una Madonna associata a una quercia rappresentava una protezione concreta per le comunità locali.
I marinai che partivano per la pesca o per le spedizioni di corallo verso la Sardegna salivano fin qui per chiedere protezione. Al ritorno, lasciavano un segno del loro passaggio. All’interno del santuario, le pareti raccontano questa storia meglio di qualsiasi documento: sono ricoperte di ex voto, tra tavolette dipinte, fotografie e oggetti votivi che coprono diversi secoli. Si trovano scene di barche in tempesta con la Madonna che appare tra le nuvole, immagini di soldati tornati vivi dalla guerra e, dettaglio particolarmente significativo, anche rappresentazioni di incidenti avvenuti lungo i passaggi a livello della vecchia ferrovia, accompagnate dalla scritta “grazia ricevuta”.
Il legame tra il santuario e la ferrovia emerge anche da un episodio preciso. Quando il tracciato venne progettato nel 1872, gli ingegneri dovettero tener conto della processione annuale della Madonna della Rovere, che ogni settembre attraversava proprio quel punto. La soluzione fu la realizzazione di un passaggio a livello posizionato in modo da permettere il passaggio dei fedeli.
Per oltre 140 anni la processione ha continuato a percorrere lo stesso tragitto, attraversando i binari. Oggi, al posto della ferrovia, c’è la ciclabile: il percorso è rimasto, ma senza barriere e senza attese. Anche questo è un modo in cui il nuovo tracciato si integra con la storia del territorio, senza interromperla.
Ciclabile Diano Marina Via Rovere Via Saponiera
Proseguendo verso est, la pista ciclabile entra nel territorio di San Bartolomeo al Mare e attraversa quella che si può considerare la fascia più recente dal punto di vista urbanistico. È qui che, nel corso del Novecento, il paesaggio è cambiato in modo più evidente, passando da area agricola a zona urbana legata al turismo balneare.
In questo tratto la ciclabile si sviluppa in prossimità di due chiese costruite nel secolo scorso, ben diverse per stile e posizione rispetto alla parrocchiale medievale del centro storico. La loro collocazione non è casuale: sorgono lungo quello che era il tracciato ferroviario, proprio per servire i nuovi quartieri nati tra la ferrovia e la Via Aurelia.
Tra gli anni Trenta e gli anni Sessanta, questa fascia di territorio si è progressivamente popolata di seconde case, strutture ricettive e abitazioni stabili, dando vita a nuove comunità. Le chiese diventavano così punti di riferimento non solo religiosi, ma anche sociali, per residenti e villeggianti.
La presenza della ferrovia era centrale anche nella vita quotidiana. In questo tratto erano presenti due passaggi a livello, facilmente individuabili anche osservando le vecchie mappe. Per anni hanno rappresentato un punto di interruzione e allo stesso tempo di ritmo: le sbarre che si abbassavano, il segnale acustico, il treno che attraversava il paese a pochi metri dalle case, poi di nuovo la normalità. Intere generazioni sono cresciute con questa scansione del tempo.
Ciclabile San Bartolomeo al Mare fino al confine con Diano
Proseguendo lungo la ciclabile si incontra uno dei punti più interessanti dal punto di vista storico: la vecchia stazione ferroviaria di Cervo–San Bartolomeo, attiva dal 1872.
A differenza di quanto si potrebbe pensare, San Bartolomeo al Mare non aveva una propria stazione indipendente. I due centri, Cervo e San Bartolomeo, condividevano un’unica infrastruttura, posizionata nella zona costiera tra i due paesi. Una scelta tipica delle ferrovie ottocentesche, pensata per ottimizzare costi e distanze.
Dal punto di vista tecnico era una soluzione logica, ma nella pratica non mancavano piccole rivalità locali. La posizione della stazione, il nome, la distanza dal centro abitato: ogni dettaglio poteva diventare motivo di confronto tra le due comunità. Un aspetto che racconta bene il carattere di questi territori.
Ancora oggi il fabbricato è visibile e rappresenta una delle testimonianze più concrete del passato ferroviario di questa costa. Pedalare accanto a questo edificio, conoscendone la storia, cambia completamente la percezione del percorso.
Se vuoi approfondire il contesto storico e culturale della zona, puoi leggere anche l’articolo dedicato a Cervo, uno dei borghi più belli d’Italia.

Superata la stazione di Cervo–San Bartolomeo verso est, la ciclabile entra in una zona poco conosciuta ma ricca di storia: il Porteghetto. Il nome deriva dal dialetto ligure — u purteghetu — e significa “piccolo porto”. Si tratta infatti di una piccola insenatura naturale ai piedi del borgo di Cervo, utilizzata per secoli come approdo dai pescatori locali.
Prima della costruzione dei porti moderni, questo era uno dei punti più importanti per l’economia marinara della zona. Qui le imbarcazioni venivano tirate in secca, riparate e preparate per la stagione successiva. In particolare, le coralline — le barche tradizionali usate per la pesca del corallo — venivano sistemate durante l’inverno e rimesse in mare in primavera, quando riprendevano le spedizioni verso la Sardegna e le coste del Nord Africa.

Il Porteghetto era anche un luogo di scambio. I documenti storici lo citano già dal XVII secolo come punto di mercato: qui si vendeva il pesce appena pescato, arrivavano le merci dal mare e le famiglie attendevano il ritorno delle imbarcazioni.
Con l’arrivo della ferrovia nel 1872, questo equilibrio cambiò. Il tracciato passava molto vicino alla costa, separando fisicamente l’approdo dall’entroterra. Il passaggio a livello in questa zona diventò uno dei più frequentati: pescatori, carrettieri e abitanti del luogo erano costretti ad attendere il passaggio dei treni prima di attraversare.
Oggi il Porteghetto è una piccola spiaggia frequentata soprattutto da chi vive qui, lontana dai percorsi turistici più battuti. Con la realizzazione della ciclabile è destinata a diventare più accessibile, ma resta uno di quei luoghi che si scoprono davvero solo percorrendo il territorio con calma.
Pista ciclabile Porteghetto Cervo
Lasciato il Porteghetto, la pista ciclabile risale verso Capo Cervo, il promontorio che segna il confine orientale del territorio di Cervo. È uno dei punti più scenografici del percorso: uno sperone di roccia calcarea che si protende nel mare, esposto al vento e completamente aperto sul panorama.
Sopra di esso si distingue chiaramente il profilo di Cervo alto, con il borgo medievale e la chiesa barocca che domina la costa. Anche visto dal basso, il paese mantiene una presenza forte, quasi sospesa tra cielo e mare.
Per gli ingegneri che nel 1872 progettarono la ferrovia, questo tratto rappresentò una delle sfide più complesse. La costa qui è ripida e irregolare, con punti in cui la roccia scende quasi a picco sul mare. Per superare il promontorio senza creare pendenze eccessive, fu necessario combinare trincee scavate nella roccia e tratti in rilevato.
I lavori furono interamente manuali, realizzati con strumenti semplici come picconi, mazzette e mine a polvere nera. Molti degli operai impegnati in queste opere provenivano dal Piemonte e dalla Lombardia, richiamati per lavorare su una delle infrastrutture più importanti dell’epoca.
Oggi, percorrendo questo tratto in bici, il paesaggio cambia in modo evidente. Guardando verso est, la costa si apre e nelle giornate più limpide, quando la tramontana pulisce l’aria, si può distinguere anche il profilo di Capo Noli, verso la zona di Savona.
Ciclabile zona Capo Cervo
Superato Capo Cervo, il percorso entra in uno dei tratti più spettacolari dell’intera ciclabile: Capo Mimosa, il lungo promontorio che segna il passaggio verso Andora. In alcune varianti locali viene indicato anche come “Capo Mimosa–Rollo”, dove “rollo” in dialetto ligure indica una dorsale rocciosa che scende verso il mare.
Il nome è strettamente legato alla presenza della mimosa (Acacia dealbata), diventata nel tempo uno dei simboli più riconoscibili della Riviera di Ponente. Tra gennaio e febbraio, le pendici del promontorio si colorano di giallo intenso, creando uno spettacolo visibile anche dal largo.
La mimosa, però, non è una pianta originaria di questo territorio. Fu introdotta nell’Ottocento, probabilmente dai botanici e dai giardinieri legati ai primi villeggianti che arrivavano in Riviera grazie alla ferrovia. Si adattò rapidamente al clima locale, diffondendosi in modo capillare sui versanti esposti al sole.

Anche in questo caso, la ferrovia ebbe un ruolo decisivo. Nei primi decenni del Novecento, i treni trasportavano grandi quantità di mimosa verso Genova e Torino, contribuendo alla nascita di un vero e proprio commercio floreale.
Dal punto di vista tecnico, Capo Mimosa rappresentava uno dei passaggi più complessi della linea ferroviaria. Il promontorio presenta pendii ripidi e rocciosi, che costrinsero gli ingegneri dell’epoca a combinare trincee scavate nella roccia, tratti in rilevato e brevi gallerie per mantenere il tracciato vicino alla costa. I lavori furono impegnativi e interamente manuali, affidati a squadre di operai stagionali che lavoravano soprattutto nei mesi più favorevoli, quando le condizioni climatiche permettevano di operare lungo la scogliera.
Oggi questo tratto è uno dei più apprezzati da chi percorre la ciclabile. Da un lato si apre il mare, dall’altro le colline che risalgono verso l’entroterra. Davanti, progressivamente, compare il profilo di Marina di Andora con il suo porto.
Ciclabile panoramica Capo Mimosa
Scendendo da Capo Mimosa verso est, la pista ciclabile entra nel territorio di Andora, raggiungendo la sua parte costiera: Marina di Andora.
Prima dell’arrivo della ferrovia, questa zona era poco più di una borgata di pescatori raccolta attorno al Bastione, una struttura difensiva costruita per proteggere la comunità dagli attacchi via mare. Per secoli, tra il XVI e il XVIII secolo, tutta la costa ligure fu esposta alle incursioni dei pirati barbareschi, e il Bastione rappresentava un punto strategico per il controllo e la difesa dell’approdo.
Con l’arrivo della ferrovia nel 1872, anche qui iniziò un processo di trasformazione simile a quello visto a Diano Marina e San Bartolomeo al Mare. Il collegamento ferroviario rese la zona facilmente raggiungibile e favorì la nascita delle prime strutture ricettive: pensioni, alberghi e ville che accompagnarono lo sviluppo turistico della Marina.
Il lungomare di Andora come lo conosciamo oggi — con il porto turistico, le spiagge attrezzate e le attività affacciate sul mare — è il risultato diretto di questo cambiamento iniziato oltre un secolo fa.
Il porto merita una menzione particolare. L’area su cui sorge oggi il porticciolo moderno era già utilizzata come approdo in epoca medievale. Durante il dominio dei Marchesi di Clavesana, tra il XII e il XIV secolo, questo punto rappresentava uno snodo commerciale importante per le produzioni locali dirette verso il Mediterraneo occidentale.
Questa vocazione non è mai scomparsa del tutto. Ancora oggi, accanto alle imbarcazioni da diporto, si trovano le barche dei pescatori che escono all’alba e rientrano con il pescato del giorno.

Il percorso si conclude nella zona della vecchia stazione ferroviaria di Andora, aperta nel 1872 e rimasta in servizio fino al novembre 2016.
Andora è da sempre una realtà divisa tra due identità: Andora Castello, il nucleo storico medievale arroccato nell’entroterra, e Marina di Andora, sviluppata lungo la costa soprattutto nel corso del Novecento. La ferrovia, come prevedibile, seguiva la linea del mare, servendo principalmente la parte costiera.
La stazione si trovava proprio nella zona della Marina ed era uno snodo importante non solo per il turismo, ma anche per l’economia locale. Andora rappresentava infatti un punto di collegamento tra la costa e le valli dell’entroterra savonese, da cui arrivavano prodotti come olio, vino, legname ed erbe officinali, destinati ai mercati più grandi.
L’edificio seguiva il modello tipico delle stazioni dell’epoca: una struttura su due piani in pietra locale, con i servizi ferroviari al piano terra e l’abitazione del capostazione al piano superiore. Ma ciò che rendeva questo luogo particolare era il tipo di persone che lo attraversavano.
Da una parte i turisti, soprattutto nel periodo estivo, con valigie e soggiorni programmati sulla costa. Dall’altra i produttori e i commercianti dell’entroterra, che utilizzavano il treno per spostare merci e raggiungere i mercati. Due mondi diversi, che si incontravano nello stesso spazio e condividevano gli stessi tempi di attesa.
Nel corso degli anni, Andora è stata anche uno dei punti coinvolti nel progressivo ammodernamento della linea ferroviaria ligure. Il passaggio dal vecchio tracciato costiero a quello più interno è avvenuto in modo graduale, creando per un periodo una situazione di transizione che molti residenti ricordano ancora. Oggi il fabbricato della stazione resta una delle testimonianze più evidenti di questo passato.
Da questo punto, per chi vuole proseguire, la ciclabile continua verso est in direzione Laigueglia e Alassio. Il percorso tra Diano Marina e Andora si conclude qui, ma la costa ligure prosegue senza interruzioni, aprendo nuovi tratti da esplorare.
Ciclabile della Riviera dei Fiori Cervo Andora
La pista ciclabile Diano Marina–Andora non è un percorso isolato, ma un tratto centrale di un progetto più ampio che punta a collegare gran parte della Riviera di Ponente senza utilizzare l’auto.
Verso ovest, il collegamento con Imperia è già in parte realtà e in parte in fase di completamento. Il nodo chiave è il tratto dell’Incompiuta, tra Diano Marina e Imperia, attualmente in costruzione lungo la strada a mare. Una volta ultimato (apertura prevista il 22 giugno 2026), permetterà di pedalare in modo continuo tra le due città.
Da Imperia, la ciclabile prosegue già oggi lungo la Riviera dei Fiori, attraversando località come San Lorenzo al Mare, Santo Stefano al Mare, Riva Ligure, Arma di Taggia e Bussana Mare, fino ad arrivare a Ospedaletti. Si tratta di uno dei tratti ciclopedonali più conosciuti della Liguria, completamente separato dal traffico e affacciato sul mare.
Se vuoi approfondire questi percorsi, puoi consultare:
Verso est, invece, il collegamento prosegue da Andora in direzione Laigueglia e Alassio, seguendo la costa e collegandosi ad altri tratti già esistenti o in fase di sviluppo.
Il risultato finale, una volta completati tutti i segmenti, sarà un itinerario ciclopedonale continuo lungo gran parte della costa ligure occidentale. Un percorso pensato non solo per il turismo, ma anche per la mobilità quotidiana, che permette di spostarsi tra diversi comuni senza traffico, senza parcheggi e senza interruzioni.
È questo il vero valore della ciclabile Diano Marina–Andora: non solo un bel percorso da fare, ma un tassello concreto di una rete più grande.

La pista ciclabile Diano Marina–Andora è un percorso estremamente versatile, adatto a tipologie di utenti diverse proprio grazie alla sua semplicità: tracciato pianeggiante, fondo regolare e assenza di traffico diretto.
È uno dei percorsi più indicati per le famiglie. L’assenza di salite, il fondo asfaltato e la separazione dalle auto permettono di pedalare in sicurezza anche con bambini piccoli.
È adatta a:
Inoltre, la presenza di centri abitati lungo il percorso consente di fare soste frequenti senza difficoltà.
Per chi utilizza la bici da corsa, il tracciato è perfetto come:
Va però detto chiaramente: non è un percorso tecnico né allenante dal punto di vista altimetrico. Chi cerca dislivello o prestazione dovrà spostarsi verso l’entroterra.
La ciclabile è molto utilizzata anche da chi preferisce camminare. Il fondo regolare e la lunghezza contenuta permettono di affrontarla senza difficoltà, anche a tratti.
È ideale per:
Le biciclette elettriche trovano qui uno dei contesti migliori. Il percorso è lineare, continuo e collega diversi centri abitati, rendendolo perfetto anche per spostamenti pratici oltre che per il tempo libero.

La pista ciclabile Diano Marina–Andora è semplice da affrontare, ma ci sono alcuni accorgimenti che possono fare la differenza e rendere l’esperienza più piacevole.
Il percorso è molto esposto al sole, soprattutto nei tratti tra Cervo e Andora.
Nei mesi invernali, invece, è perfetta anche nelle ore centrali della giornata.
Anche se la ciclabile è separata dal traffico, in alcuni tratti:
Meglio mantenere sempre una velocità moderata, soprattutto nei centri abitati.
Uno dei vantaggi di questo tracciato è la possibilità di fermarsi spesso. Puoi organizzare il percorso a tappe:
Questo rende il percorso adatto anche a chi non vuole affrontarlo tutto in una volta.
Può sembrare banale, ma consigliamo di:
Il fondo asfaltato permette di utilizzare praticamente qualsiasi bici:
Non sono necessari mezzi tecnici o attrezzature particolari.
Se non parti direttamente da Diano Marina o Andora:
Questo ti permette anche di percorrere solo alcuni tratti, senza dover fare tutto il tragitto completo.
Non affrontarla come un semplice spostamento da un punto A a un punto B. È un percorso lineare, ma ricco di dettagli: borghi, scorci, storia. Prenditi il tempo di fermarti. È lì che cambia davvero l’esperienza.
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